ANGEL-NIKE

sopra dei comuni mortali. La Nike di Samotracia, attribuita al grande scultore classico Fidia,
Nike, strettamente legata alla dea Atena, è una figura della mitologia greca, sorella di Cratos (la Potenza),
Bia (la Forza) e Zelos (l’Ardore); agile e splendida, personifica la Vittoria Alata: con le ali spiegate,
pronte ad alzarsi in volo verso innalzandolo al di ritrovata senza braccia e senza testa, era probabilmente collocata sulla prua della nave. Una polena, dunque, per esorcizzare gli spiriti nel complicato, primordiale e atavico rapporto che lega l’uomo all’acqua, e dunque al mare, fatto di paura, ma anche di sfida. Ma l’opera parte dalla mitologia greca per approdare all’iconografica angelica, agli abitanti dei mondi invisibili. La parola “angelo”, dal greco “anghelos”, significa “messaggero”. Gli angeli, infatti, vengono sovente inviati come messaggeri agli uomini. Pseudo-Dionigi l’Areopagita ne parla nel De Coelesti Hierarchia. Qui il messaggio che arriva all’osservatore con “sensuale, soave impressione” è quello relativo agli innumerevoli mondi, tratteggiati e ricorrenti nell’opera di Mina Cappussi, il cui mondo interiore “parla” attraverso immagini dal sapore onirico.

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