Arte contemporanea: sulla rivista di settore Euroarte, Mina Cappussi si racconta

Euroarte, rivista trimestrale specializzata, dedica un’intera intervista all’artista Mina Cappussi. A porre le domande il Direttore Responsabile Raffaele De Salvatore che ha conosciuto lo spirito poliedrico di un’artista visionaria e sondato le verità personali più intime della pittrice che “Sente” oltre la superficie e “Vede” presenze che appaiono d’improvviso sulla tela.

(ITM – UNMONDODITALIANI) Edito da oltre diciotto anni, il periodico di Arte, Cultura, Attualità Euroarte riveste vasta risonanza a livello internazionale e ha assurto a punto di riferimento per artisti, galleristi, curatori e critici del settore. Nelle sue pagine presenta opere d’arte dedicate alle ultime ricerche artistiche dei protagonisti del nostro tempo e punta i riflettori sulle grandi mostre di artisti del passato che hanno segnato la storia dell’arte. All’interno della sua elegante veste patinata, trovano spazio, oltre alle rubriche dedicate alle mostre di respiro internazionale, anche eventi a carattere locale, in linea con la filosofia di Pittura&dintorni, con cui ha recentemente allacciato una partnership per lo scambio disegnalazioni ed iniziative rivolte agli artisti. Molte sono le iniziative proposte agli artisti affermati ed esordienti, sia sulle pagine della rivista, attraverso monografie, speciali dedicati e pagine pubblicitarie che in TV, sul canale 846 della piattaforma SKI. Proprio la blasonata Euroarte ha dedicato un’intera intervista nell’ultimo numero.

Il direttore del giornale Unmondoditaliani si è affacciata al mondo dell’arte negli ultimi anni, conseguendo importanti successi. Giornalista, scrittrice, poetessa vanta una retrospettiva nel dicastero simbolo dei Beni Culturali del Bel Paese, ilMinistero di via del Collegio Romano e una personale in Piazza Navona presso il Museo dello Stadio Domiziano. Mina Cappussi ha vinto quest’anno il Premio PACI e fa parte dei 20 artisti recensiti da GIORGIO MONDADORI nella pubblicazione curata da Giammarco Puntelli sugli Artisti Contemporanei del Nuovo Rinascimento, Movimento del Metateismo fondato da Davide Foschi (nelle librerie già dallo scorso marzo 2015). Nel corso degli anni ha pubblicato molteplici libri di narrativa, raccolte poetiche, saggi e il primo Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo. Le sue poesie hanno vinto numerosi premi e sono pubblicate in antologie e riviste ed è tra i Protagonisti dei Poeti d’Azione. La fotografia è la sua prima passione con risultati eccellenti e mostre personali. Oggi coniuga pittura e fotografia e ha dato vita ad un nuovo filone poetico che “fotografa” la realtà, “scrivendo” immagini e frammentando visuali. E’ la “Fotopoesia”, canto dell’anima. L’intervista è riportata qui per intero su UNMONDODITALIANI in forma esclusiva.

Chi è Mina Cappussi artista?

“E’ un’anima inquieta e irrequieta, sognante, estatica, vaticinante, profetica, che nel sondare gli abissi del Sé va cantando la Bellezza declinata nei colori della Vita e nelle infinite sfaccettature del Sentire”.

E’ vero che scrive da destra a sinistra?

“Come l’ha scoperto? Si scrivo fluentemente da sinistra a destra e da destra a sinistra, con le lettere al rovescio. Nel senso che per leggere si può usare uno specchio. Lo faccio fin da quando ero bambina. L’opera Mirycae, esposta al Museo Barbella di Chieti è la prima opera con firma “speculare”.

Che tipo di arte realizza?

“Arte visionaria”, è stata definita, dal forte potere evocativo, intessuta di preziosità barocche alla Klimt, affioramenti mitologici, visioni oniriche, cromatismi dal sapore impressionista, citazioni di avanguardie del ‘900, eppure e contemporaneamente originale e innovativa “siamo nel nuovo, oltre la prospettiva, oltre Leonardo…”.

Da chi si sente ispirata?

“I miei quadri sono l’espressione più autentica del mondo interiore, tormento ed estasi se vogliamo, sicuramente dettato emozionale puro e rigorosamente positivo, che salta a piè pari le regole e impone percorsi evocativi come quelli della serie Urphanomen, la serie Angel, Fusion e via dicendo. Più che di ispirazione parlerei di bisogno insopprimibile di “appuntare” sulla tela le visioni, i vortici, le fratture energetiche, i colori e le vibrazioni dell’anima, l’asimmetria delle suggestioni, il diapason dei mondi che irrompono sul piano sottile, le discronie archetipe, sogni, incubi, presenze lontane, una poetica esistenziale declinata nel continuum spazio-temporale”.

Discronie Archetipe è infatti il titolo della sua personale al Ministero dei Beni Culturali. Che significato ha avuto un riconoscimento così alto delle istituzioni governative italiane?

“Onorata di aver avuto una simile opportunità, che è servita a rimettermi in discussione. Quando ho visto per la prima volta il Salone monumentale della Crociera, risalente al 1600 e fondato dai Gesuiti, in via del Collegio Romano, sono stata colta dal panico. Biblioteca Major, fondata da S. Ignazio di Loyola su modello dell’Università di Parigi. Irraggiungibile. Un sogno. Volevo fuggire. E invece ho accettato la sfida. Il confronto non era e non è stato facile, ma alla fine ha vinto la Bellezza: il trionfo dei colori dei miei quadri a rompere la continuità classica creando fratture emozionali tra volumi antichi, affreschi, legni torniti e volute dorate. Una sfida, certo, ma il mondo non va forse avanti grazie a chi osa sfidare i limiti delle famose colonne d’Ercole?”

Ogni opera è un quadro nel quadro, figure che appaiono e scompaiono, volti, sguardi, profili, presenze. Cosa c’è dietro l’arte di Mina Cappussi?

“Ogni quadro mostra diversi livelli di lettura e di interpretazione. Sono “quadri-specchio” nei quali ognuno “vede” il proprio riflesso, risuonando all’unisono con quella particolare vibrazione. E’ lo specchio di Alice che si nasconde dietro ogni mio quadro, il varco nel mondo “altro” che capovolge la visuale, la deforma, ribalta, muta e mette sottosopra ciò che si è minuziosamente costruito. Insomma, se abbiamo la fortuna di “vibrare” sulla stessa lunghezza d’onda e un quadro ci colpisce in maniera particolare significa che stiamo per incontrare il nostro stesso sguardo nello specchio: da questo momento non è più possibile tornare indietro. Mi vengono in mente, per derivazione, lo specchio sul fondo della stanza dei coniugi Arnolfini di Van Eyck; “La conversione della Maddalena” del Caravaggio, in cui lo specchio riflette la luce arcana del divino, o lo stesso Narciso che evoca, nell’incontro con la sua immagine riflessa, la terribile profezia del vate Tiresia “Se non conoscerà se stesso” raccontata da Ovidio nelle sue Metamorfosi, o anche la visuale di Velazquez in «Las meninas» dove il pittore guarda verso la scena che sta dipingendo riflessa in parte nello specchio dietro di lui. E’ la magia del duplicato, come l’ha definita Michel Foucault, il panopticon benthamiano capace di guardare da ogni angolazione e quindi anche a far luce sull’intimo buio delle emozioni cristallizzate, delle esperienze vissute, dei ricordi annullati.

Così come Alice entra nello specchio, e passa dall’altra parte, qui avviene la interazione tra ciò che è dipinto, le figure definite e quelle che appaiono a poco a poco, i simboli, i rimandi iconografici, con il reale e noi stessi che guardiamo. Ogni quadro, quindi, è un viaggio, una catarsi”.

Tutto questo discorso ci porta ad un’altra caratteristica di Mina Cappussi Artista. Le descrizioni dei suoi quadri, chescrive lei stessa. Qualcuno ha detto che potrebbero essere raccolte per farne un libro. Di Counseling.

“Ah ah! Sì, è vero, le persone hanno cominciato a comprare i quadri e a pretendere le spiegazioni, che adesso vengono “calate” sulla personalità dell’acquirente. Mi basta poco per entrare in sintonia con chi si innamora di una mia opera e così riesco a “leggerlo” dentro grazie a doti naturali che posseggo fin da bambina oltre che per la mia professione di Counselor. Perché dietro ogni opera c’è un substrato cultura, ma soprattutto un vissuto emotivo. Sogni e visioni che balzano d’improvviso alla coscienza e impongono di venire alla luce. Lo “spettatore” che si riconosce nel quadro “coglie” il nesso e vuole saperne di più. E’ per questo che i miei quadri sono veri e propri strumenti di indagine, per guardarsi dentro e riconoscersi. L’arte stessa ha sempre una funzione catartica, liberatoria”.

Urphanomen è il titolo della sua personale in piazza Navona a Roma, presso lo Stadio Domiziano..

“Il titolo della mostra presso il Museo dello Stadio Domiziano che risale all’86 d.C., si rifà ali Urphanomen di Friedrich Schelling, fenomeni primordiali, soggetti a continue metamorfosi, a quelli di Eidegger e di Goethe, ma anche all’Urphänomen che, in campo cinematografico, è il principio di frammentazione e successiva ricomposizione, ossia la creazione del movimento a partire da una serie di figure statiche. Il Progetto URPHANOMEN scompone infatti le “parti” di cui è composto un individuo, anche le più brutte, i mostri che stanno dentro, le criticità, le debolezze comuni a tutti e ricompone l’essere umano che c’è dietro, summa suprema, bellezza infinito, carne e spirito, luce e tenebre”.

Mina Cappussi artista è nata da pochissimo. Che fine ha fatto la giornalista, scrittrice e poetessa?

Sono tutti lì a convivere felicemente. La mia è una personalità rinascimentale, come riconosciuto da diversi critici. L’arte si aggiunge alle modalità espressive che mi sono proprie. Ho solo, come si dice oggi, fatto “outing”. E con successo, considerando che ho già collezionato riconoscimenti di tutto rispetto. Tra questi la selezione riservata a 12 artisti con esposizione in permanenza, presso il Museo MACIA di Arte Contemporanea di SAN JOSÈ DI COSTA RICA, la selezione per PREMIO EXPO BOLOGNA 2014 con inaugurazione a cura del PROF. PHILIPPE DAVERIO, Call for Artists Dave Bown Project – USA, Art Expo New York 2015, Dubai, Abu Dhabi per Italian Soul negli Emirates, Mostra presso l’Ateneo delle Arti e delle Scienze in Bergamo Alta, Premio PACI Auditorium Isernia, Palazzo Ducale di Torrevecchia Teatina, Museo Barbella di Chieti, Museo del Mare di Francavilla, Simposio Internazionale di Arte Contemporanea a Francavilla e Mostra Palazzo Sirena, Galleria Serafini di Montesilvano, Ospite Speciale al Forte San Gallo di Nettuno, Ospite Speciale al Centro Espositivo Juana Romani di Velletri.

Con una personale nel dicastero simbolo dei Beni Culturali del Bel Paese, il Ministero di via del Collegio Romano, e una personale in piazza Navona presso il Museo dello Stadio Domiziano, Mina Cappussi fa parte dei 20 artisti recensiti daGIORGIO MONDADORI nella pubblicazione curata daGiammarco Puntelli sugli Artisti Contemporanei del Nuovo Rinascimento, Movimento del Metateismo fondato da Davide Foschi (nelle librerie già dallo scorso marzo 2015). Giornalista, scrittrice, poetessa, curatore del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, Mina Cappussi ha vinto quest’anno il Premio PACI.

Si nasce o si diventa artista?

Si nasce, assolutamente si nasce. Ma a volte non si è consapevoli. Mina Cappussi nasce come scrittrice, giornalista e publisher (dirigo 7 testate di cui una quotidiana), fotografa, poetessa, sempre curiosa del mondo e della natura. Solo di recente la svolta ufficiale (l’outing come si dice oggi) nel campo dell’arte e della pittura che mi riallaccia ad una ricerca stilistica personale cominciata fin da piccolissima, caratterizzata da un periodo post moderno e da una lunga fase ritrattistica. Scrivo, scrive, scrivo: racconti, poesie, romanzi, saggi, e mi dedica alla fotografia con dedizione quasi ossessiva, decisa a cogliere quel punto e quell’istante dell’osservazione, che fa da tramite tra il mondo che vediamo con i nostri occhi e quello invisibile che si cela dietro le cose e tutto permea, in una visione olistica dell’esistenza. Tuttavia l’interesse per la pittura rimane latente per molti anni, durante i quali mi dedico con successo alla ritrattistica. Sono ritratti di personecomuni, nelle quali colgo l’intima attitudine “leggendo” la narrazione dell’anima. Una curiosità: tutti i docenti del Master in Management Sanitario da me seguito sono immortalati sui quaderni degli appunti: la specializzazione in Counseling e il Perfezionamento in Mediazione Familiare presso l’Università Suor Orsola Benincasa e il Master in Diritto Minorile all’Università Sapienza di Roma sostengono questa particolare predisposizione a “vedere” l’animo dietro un volto. I ritratti divengono “letture” intime del profondo emozionale. Ai tempi dell’Università, tra una lezione e l’altra metto in vendita su un banchetto, come fanno altri studenti, nello spiazzo della Città Universitaria Sapienza di Roma, le mie realizzazioni dipinte a mano. L’interesse è immediato, e la risposta del pubblico a dir poco entusiastica. Alla prima laurea ne seguono altre, e una serie interminabile di specializzazioni, perfezionamenti post laurea, master, diplomi accademici. Fino a quando giunge il momento, quasi per caso, di superare la ritrattistica e la mera decorazione, per dare voce al lato più nascosto della mia personalità, per tirare fuori i mostri che si agitano dentro, per regalare una superficie all’ispirazione, per divenire “assenza” nel processo creativo; ho iniziato così a dipingere con sempre maggior entusiasmo, avendo trovato finalmente, in aggiunta alla Poesia e alla Scrittura, la giusta dimensione per descrivere il mio mondo percettivo.

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